Le malattie  più importanti  per i nostri norvegesi sono la FIV, la FELV, la  GSD4,  l' HCM e la FIP.

La FIV o Immunodeficienza Virale Felina viene chiamata l'AIDS del gatto. E' una malattia infettiva causata da un retrovirus ed ha un comportamento analogo al virus HIV dell’uomo, che provoca l’AIDS. Il virus FIV non è in grado di infettare l’uomo o altri animali non felini.

Il virus si trasmette direttamente ai gatti infetti a quelli sani per contatto diretto tramite scambi di fluidi organici (saliva, sangue) e non resiste nell’ambiente. La malattia ha una maggiore incidenza nelle zone urbane e nei luoghi dove si ha un’alta concentrazione di gatti randagi. È molto diffuso tra i gatti maschi adulti non sterilizzati, liberi di uscire all’esterno, che lottano tra loro mordendosi quando cercano di difendere il territorio dagli altri maschi. Tenere i nostri gatti in casa è il modo più sicuro per non far contrarre loro la malattia. I gatti con infezione da FIV possono mostrare sintomi non specifici come apatia, perdita di appetito, febbre, linfonodi gonfi (linfoadenopatia) e perdita di peso.

Ad oggi non esiste ancora una cura per la FIV, ma è determinante sapere se il nostro gatto è sieropositivo, perché i controlli e le vaccinazioni periodiche, una buona igiene e una corretta nutrizione possono migliorare ed allungare la sua vita. La diagnosi di FIV non è complessa, ma va interpretata correttamente. Si fa un esame del sangue sierologico che ricerca gli anticorpi prodotti contro la FIV. Se il test è positivo, il gatto ha sicuramente la malattia e rimarrà positivo a vita. Infatti una volta che il gatto contrae la malattia, non potrà mai guarirne o eliminare del tutto il virus.

Tuttavia essendo un test anticorpale, è possibile che ci siano dei falsi negativi. Come? Semplice: se si fa il test troppo precocemente in fase acuta, potrebbero non esserci abbastanza anticorpi affinché il test possa rilevarli e uscirebbe fuori un falso negativo. Questo vuol dire che se il gatto ha appena preso dei morsi profondi, non ha molto senso fare subito l’esame: dovreste comunque ripeterlo a distanza di settimane o mesi perché potrebbe essere un falso negativo. Considerate che la sieroconversione può avvenire anche dopo sei mesi. Un altro caso tipico è quello di un gatto che fa un test, questo è positivo, lo ripete dopo mesi o anni ed è negativo. Il gatto in questo caso non è guarito, è semplicemente in fase di latenza, fase in cui il test non sempre riesce a rilevare gli anticorpi. In questi casi, dunque, è possibile usare la PCR per ricercare il virus, esame leggermente più costoso del precedente.

A questo esame, si devono poi associare tutti gli esami collaterali (sangue, urine, radiografie, ecografia) per valutare lo stato di salute generale del gatto, viste tutte le sindromi che la FIV può causare.

Di base non esiste una terapia efficace o una cura per la FIV. Quelli che si mettono in atto sono protocolli sintomatici per cercare di trattare i sintomi, rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità della vita. Se sono presenti infezioni batteriche, si imposterà una terapia antibiotica; se sono presenti infezioni micotiche si useranno gli appositi farmaci.

Ai farmaci tradizionali si può associare l’omeopatia, mentre esistono anche dei protocolli basati su immunomodulatori come l’interferone. Sembrano migliorare la sintomatologia anche se non bloccano la malattia, ma hanno lo svantaggio di essere costosi. In Italia non esiste un vaccino per la FIV. Sul fatto di vaccinare per altre malattie i gatti FIV positivi il mondo veterinario è spaccato in due. Un primo gruppo sostiene che sia inutile vaccinare un gatto FIV positivo perché si sovraccarica il sistema immunitario. Un secondo gruppo, invece, porta a sostegno degli studi dove è stato dimostrato che gatti FIV positivi, una volta vaccinati, producono anticorpi. Questo vuol dire proteggere ulteriormente i gatti da altre malattie che altrimenti potrebbero contrarre. In quest’ultimo caso, ovviamente il gatto va vaccinato quando è in fase di latenza e non quando è in fase acuta. Inoltre non ha senso vaccinare un gatto con FIV terminale. Quando si vaccina un gatto FIV positivo, solitamente si usa un vaccino inattivato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La FeLV o virus della leucemia felina è un retrovirus che infetta i gatti e può causare una delle più gravi patologie ai nostri amici felini. Si tratta di una forma di leucemia, ciò determina immunodepressione rendendo l’animale particolarmente ricettivo a molti tipi di infezione. Una volta contratta, la malattia può essere gestita anche per diverso tempo, ma la prognosi rimane infausta. Può essere trasmesso sia per via diretta ad esempio con scambio di sangue in seguito a morsi o accoppiamento o, ancora, per contatto tra mucose, sia per via indiretta. La trasmissione può avvenire anche tramite placenta oppure nel corso dell’allattamento.

Nel caso in cui la risposta immunitaria dell’animale sia adeguata, (ciò avviene in circa il 40% dei casi) il virus viene neutralizzato e il gatto risulterà definitivamente immunizzato; se la risposta immunitaria non è sufficiente, il virus non viene neutralizzato e la malattia farà il suo corso rendendo il gatto immunodepresso, ciò si verifica nel giro di un paio di mesi dal momento del contagio; nel rimanente 30% dei casi, la patologia rimane latente, ovvero il virus rimane inattivo all’interno del midollo osseo e il gatto, nonostante l’infezione apparirà del tutto sano.

Tutti i gatti infetti possono essere fonte di infezione per altri gatti che possono avere contatti diretti con loro. La FeLV comunque colpisce solo il gatto e non è mai stata dimostrata la trasmissione all’uomo o al cane. Le prime manifestazioni sono generalmente la perdita di appetito (e conseguente calo ponderale), la febbre e l’ingrossamento linfonodale; il gatto comincia a contrarre continuamente patologie virali e batteriche e appare molto affaticato; si hanno lesioni cutanee e delle mucose, il mantello è in cattivo stato; spesso si registrano diarrea e ittero, anemia e pancitopenia e alcuni gatti vengono colpiti da convulsioni.

I due metodi principali per testare il virus sono il test ELISA e l’immunofluorescenza; quest’ultima è in grado di individuare le cellule infettate dal virus, ma la sua esecuzione è piuttosto complessa e non viene eseguita in tutti i laboratori.

Con il test ELISA si ricercano invece gli anticorpi nel siero; si tratta quindi di un test che valuta la risposta dell’organismo a esso; è un test relativamente poco costoso e che può essere effettuato in tempi molto rapidi; viene eseguito in quasi tutti gli ambulatori veterinari. Nel caso in cui il nostro gatto risultasse positiva è opportuno ripetere il test 7-8 settimane dopo per verificare se si è di fronte a una forma transitoria oppure persistente.

Un altro test che potrebbe essere utilizzato è la PCR (reazione di polimerizzazione a catena), un test molto costoso che viene riservato a casi particolarmente dubbi.

Nel caso in cui si effettui un test ambulatoriale su un gatto di età inferiore ai 6 mesi, è possibile che il test riveli una positività che non necessariamente è riferibile all’animale; vi potrebbero infatti essere in circolo anticorpi sviluppati dalla madre e trasmessi al gattino con l’allattamento e che permangono per circa un periodo di sei mesi

Le soluzioni vaccinali per il nostro gatto sono essenzialmente di 4 tipi: vaccino trivalente (anche vaccino RCP), vaccino per la FeLV, vaccino tetravalente (vaccino RCP + vaccino FeLV), vaccino pentavalente (vaccino RCP + vaccino FeLV + vaccino Chlamydia).

La GSD IV o  Glicogenosi di tipo IV trattasi di un gruppo di malattie dove, a causa di difetti degli enzimi deputati al metabolismo del glicogeno, compaiono disturbi metabolici congeniti. Esistono nove tipi di glicogenosi, ciascuna vede il malfunzionamento di un enzima differente. Il corretto uso del glicogeno è fondamentale per l'organismo: viene utilizzato per conservare energia. Prodotto da fegato, muscolo, cervello e stomaco, uno degli enzimi coinvolti nella glicogenesi è l'enzima di sintesi glicolica. Nella Glicogenosi di tipo IV che colpisce il gatto Norvegese delle Foreste, questo enzima o non c'è o non funziona come dovrebbe. L'enzima non riesce a creare del glicogeno normale, quindi il glucosio che non riesce ad essere usato per creare il glicogeno si accumula in maniera disordinata nei tessuti provocando un malfunzionamento degli organi in cui si deposita, soprattutto muscoli, cuore, fegato e cervello. La modalità di trasmissione di questa patologia congenita ed ereditaria è autosomica recessiva, questo vuol dire che avremo gatti sani, gatti portatori che non hanno sintomi, ma trasmettono la malattia e gatti malati. Di solito questa malattia è mortale, i gattini tendono a morire o alla nascita o poco dopo a causa dell'ipoglicemia che ne deriva. Ogni tanto qualche gattino che sopravvive c'è, ma arrivano ai 5, 6 o 7 mesi ed ecco che compaiono problemi cardiaci e neurologici: gattino che non riesce a crescere come dovrebbe,

febbre resistente alle normali terapie, tremori, nervosismo, debolezza e atrofia muscolare, difficoltà nel movimento e alimentazione, giunture bloccare, coma e arresto cardiaco​. La diagnosi avviene tramite anamnesi e visita clinica. Una volta sospettato clinicamente, la conferma avverrà tramite un test genetico del DNA. In questo caso funziona solamente però per la Glicogenosi del Norvegese delle Foreste.

Non esiste terapia per questa malattia, anche quella sintomatica non ha successo a lungo termine. Ed è sempre mortale.

 

HCM o Cardiomiopatia Ipertrofica è una malattia del miocardio ventricolare caratterizzata da un significativo aumento degli spessori di parete, interessanti maggiormente il ventricolo sinistro.

Può essere di due tipi ,Secondaria e Primitiva; il primo caso può svilupparsi a seguito di altre patologie non coinvolgenti il cuore (come ad esempio l’ipertiroidismo), oppure come conseguenza di altre patologie cardiache (per esempio la stenosi aortica), la primitiva invece è dovuta ad un problema intrinseco del miocardio. Questo disordine primario può a sua volta essere di tipo idiopatico oppure ereditario. L' HCM idiopatica è una malattia del miocardio ad eziologia sconosciuta.  Nei gatti di razza Maine coon e Ragdoll, è stata dimostrata una forma di HCM ereditaria derivante da due diverse mutazioni geniche autosomiche dominanti. Sembrano comunque essere predisposte anche altre razze come: Persiani, British, Turkish Van ,Scottishfold e appunto anche i nostri Norvegesi. L’incidenza di questa patologia negli ultimi 10 anni è in aumento. I maschi sembrano essere i più colpiti, così come i soggetti di età compresa tra 1-2 anni anche se spesso vengono diagnosticati in età più avanzata.

L’ispessimento miocardico e la maggiore rigidità delle pareti ventricolari portano ad una progressiva incapacità di riempimento del ventricolo sinistro. Questo determina una dilatazione progressiva dell’atrio sinistro con aumento di pressione per accogliere il volume ematico che non riesce ad entrare nel ventricolo. L’aumento pressorio si ripercuote gradualmente anche sulle vene polmonari, provocando ipertensione venosa ed edema polmonare nonché, spesso, versamento pleurico. Il 30-50% dei casi con forme lievi rimane asintomatico per lungo tempo, altrimenti possono rilevarsi sintomi aspecifici quali letargia, inappetenza, dimagrimento. Alla visita, l’esame obiettivo generale mostra un soffio cardiaco sistolico oppure un ritmo di galoppo. I casi gravi possono presentare sintomatologia acuta per l’insorgenza di Edema polmonare: fame d’aria, respiro a bocca aperta, dispnea con tosse; e tromboembolismo arterioso sistemico: paralisi acuta degli arti posteriori, dolore, assenza di polso femorale, cianosi e ipotermia delle estremità distali. La morte improvvisa può sopraggiungere per ostruzione dinamica del tratto di efflusso sinistro o per insorgenza di aritmie. La diagnosi di certezza viene effettuata mediante ecocardiografia. Attraverso l’ecocardiografia è possibile effettuare la misurazione degli spessori parietali e dei volumi delle camere cardiache nonché, osservare la presenza di altre lesioni. Tali valutazioni permettono così di classificare l’HCM in base alla gravità della patologia, e sulla base di tali valutazioni stabilire la prognosi in maniera specifica per ciascun paziente.

L'esame radiografico del torace consente di valutare la presenza di ingrandimento atriale sinistro, l’eventuale presenza di dilatazione delle vene polmonari, l’instaurarsi di versamento pleurico e/o di edema polmonare cardiogeno. Nei gatti con HCM, la prognosi è migliore in soggetti asintomatici (> 3-5 anni), discreta in caso di insufficienza cardiaca congestizia (3-18 mesi), peggiore in caso di tromboembolismo (2-6 mesi). L’ecocardiografia permette di misurare gli spessori ventricolari per poter valutare la presenza della patologia prima della comparsa dei segni clinici. Questo genere di esame è ancora più importante in gatti riproduttori e viene consigliato ad un anno di età.  I test genetici nel sangue invece sono in grado di identificare solo una mutazione genetica; essendo la patologia determinata dalla mutazione di diversi geni, in caso di negatività, il test risulta dunque non attendibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La FIP  O PERITONITE INFETTIVA FELINA E' UNA MALATTINA MOLTO GRAVE ED E' CAUSATA DA UN CORONAVIRUS FELINO, NON TRASMISSIBILE ALL'UOMO O AGLI ALTRI ANIMALI DOMESTICI.

L’infezione da coronavirus è molto comune nei gatti, ma nella maggior parte dei casi non causa alcun problema serio (lieve diarrea) e guarisce spontaneamente. In alcuni casi il virus subisce una mutazione nell’organismo del gatto infetto e causa la FIP. Il virus si diffonde oltre l’intestino invadendo gli organi interni danneggiandoli. La ‘forma mutata’ del virus non è contagiosa, il virus resta confinato nel corpo del gatto ammalato e non può trasmettersi ad altri gatti. Un gatto affetto da FIP è in grado, comunque, di trasmettere la forma non mutata (benigna) del virus. I gatti contraggono il virus attraverso il contatto con urine e feci contaminate, più frequentemente se sono gatti giovani (dai 3 mesi ai 3 anni) che vivono all’aria aperta vicino a gatti randagi malati. Si stima che dal 25 al 40% dei gatti domestici siano contagiati. Queste percentuali aumentano fino al 80-100% nei gatti che convivono in gruppo, in colonie e nei centri di recupero. I segni clinici della FIP possono confondersi con quelli della FIV e della FeLV.

In caso si sospetti che il proprio micio sia venuto a contatto con un gatto malato, è bene chiedere al veterinario come procedere per un accertamento. 

I segni clinici sono variabili poiché possono essere interessati vari organi, compresi fegato, rene, pancreas occhi e sistema nervoso centrale. I segni clinici e i ritrovamenti patologici in corso di FIP sono la diretta conseguenza delle vasculiti. In tutti i gatti con sintomi non specifici, come un dimagramento cronico o febbre di origine sconosciuta resistente agli antibiotici o ricorrente, la FIP deve essere presa in considerazione in corso di diagnosi differenziali. Nei casi di infezione naturale, il tempo esatto che intercorre tra la mutazione e lo sviluppo dei segni clinici è sconosciuto e quasi sicuramente dipende dal sistema immunitario individuale del gatto. Molto facilmente, la malattia diventa sintomatica in un tempo dopo la mutazione che varia da poche settimane fino ai 2 anni.

Sono state identificate 3 forme di FIP:

1) effusiva, essudativa, forma umida
2) non effusiva, non essudativa, secca, granulomatosa, parenchimatosa
3) forma mista

La prima forma è caratterizzata da peritonite fibrinosa, pleurite o pericardite con effusione nell’addome, nel torace e /o nel pericardio. La seconda forma senza effusioni evidenti, è caratterizza da modificazioni granulomatosi in diversi organi, inclusi gli occhi e il SNC. Nello stesso tempo è stato dimostrato che questa suddivisione scolastica delle tre  forme non è utile nella pratica, poiché contemporaneamente nello stesso gatto coesistono sempre effusioni grandi o piccole in combinazione con più o meno lesioni granulomatose in vari organi nello stesso gatto con FIP. In aggiunta, una forma può trasformarsi in un’altra. I gatti con FIP presentano frequentemente lesioni oculari. Quella più comune, ma non evidente,  è a livello retinico. E’ opportuno quindi fare in tutti i casi di sospetta malattia un esame della retina. La FIP può causare lesioni alla vascolarizzazione retinica, che può apparire come una linea confusa grigiastra dall’altro lato del vaso. Occasionalmente si possono riscontrare granulomi retinici, emorragia retinica e/o distacco della retina. Simili sintomi si possono riscontrare in altre malattie, come toxoplasmosi, infezioni fungine sistemiche, FIV e FELV.

Un’altra comune manifestazione oculare è l’uveite che è un’infiammazione della tonaca uveale dell’occhio, che è formata da iride, corpi ciliari e vasi coroidali. Una  leggera uviete può manifestarsi con un cambio di colore dell’iride. Di solito, parte o tutta dell’iride diventano marroni, anche se occasionalmente gli occhi blu appaiono verdi. L’uveite si può anche manifestare come una vampata acquosa, con un opacamento della camera anteriore, il quale può essere visionato solo in una stanza buia usando illuminazione focale. Un largo numero di cellule infiammatore nella camera anteriore passano sul dietro della cornea e causano precipitati cheratinici che possono essere nascosti dalla membrana nittitante. In certi gatti, c’è emorragia nella camera anteriore. Se l’umor acqueo esce, si possono rilevare elevate proteine e pleociti.

La FIP è una causa comune di disordini neurologici nei gatti. Sono molto variabili e riflettono l’area del SNC colpito. Di solito le lesioni sono multifocali. I sintomi più comuni sono atassia, seguiti da nistagmo. In aggiunta possono essere riscontrati incordinazione, tremori non volontari, iperestesia, cambi del comportamento e difetti dei nervi cranici.  Se i nervi cranici sono coinvolti, i sintomi neurologici possono essere deficit o perdita del riflesso della minaccia, a seconda del nervo coinvolto. Se la lesione della FIP è localizzata in un nervo periferico o nel midollo spinale,i sintomi possono essere atassia progressiva, tetraparesi, emiparesi o paraparesi. (articolo preso da http://www.omeopatiapossibile.it/clinica-veterinaria/fip-sintomatologia/)